Stefano Carta

“La cardioprotezione deve essere necessaria anche senza obbligo di legge. E’ da irresponsabili non farlo”. Stefano Carta, direttore dell’Eos Village di Costa Rei, in località Piscina Rei, non usa mezzi termini. Lui, che insieme al padre Antonello, titolare dell’azienda che da dodici anni ospita migliaia di turisti ogni anno, ne ha viste di ogni tipo. Stefano Carta è l’esempio del giovane che ha messo tutto sé stesso nell’attività lavorativa: grazie a quello che definisce “il mio maestro”, Giovanni Iozza, Direttore Villaggio “I Grandi Viaggi” di Santa Giusta, insieme al “più grande della mia carriera lavorativa in Veratour” Stefano Pompili, e poi ovviamente il padre Antonello, fin da subito ha studiato pregi e difetti del settore ricettivo e turistico. Non solo in Sardegna, al punto che è approdato a Verona per aprire un ristorante proprio davanti all’Arena. E con la cardioprotezione in primo piano, visto che tutte le attività sono dotate di defibrillatore.

Il suo è più di un consiglio…

“Direi. Ci dobbiamo mettere in testa che quello che accade non riguarda solo alcune persone, ma tutti noi, senza limiti di età e di occasione. Nella nostra struttura è accaduto una volta in questa stagione che una persona si sia sentita male, e mai come questa volta sono ben felice di sapere che il nostro defibrillatore abbia salvato una vita umana. Non è solo un consiglio. Non si può non avere un defibrillatore nelle proprie aziende oggigiorno, è davvero da irresponsabili non averlo. Ce lo dobbiamo mettere in testa. E solo quando stai salvando la vita capisci che grazie a quello non ne puoi far a meno”.

Come nasce l’idea di cardioproteggere l’Eos Village?

“Più che dall’idea nasce da un’esigenza: abbiamo una struttura che riscontra più di 30.000 presenze stagionali, e dunque mi pare naturale voler tutelare i nostri ospiti. Tutto è nato dalle consulenze che abbiamo avuto, e che ci hanno portato a fare questo passo qui. In passato ci sono state situazioni dove è servito, ecco che tutto questo ci ha portato a capire l’importanza e il valore da dare a uno strumento così”.

Parlando con altri colleghi imprenditori avete trovato difficoltà nel far capire l’importanza di cardioproteggere le proprie aziende?

“Non ci possono essere difficoltà nel comunicare l’importanza della cardioprotezione. Quando vai a spiegare il valore nei minimi particolari, non credo che ci sia imprenditore o direttore che possa pensare che sia inutile. Stiamo parlando di uno strumento che salva la vita, perché dubitare?”

Resta il dato di fatto che per alcune realtà c’è voluto l’obbligo di legge, come ora esiste per le Associazioni Sportive Dilettantistiche…

“Le rivelo una cosa: noi abbiamo altre attività, non solo in Sardegna, come il ristorante Escargot che ora avrà anche una sede staccata davanti all’Arena di Verona. Ebbene, tutte le nostre imprese sono cardioprotette. Purtroppo è un problema di mentalità e anche di cultura. La mia esperienza come Veratour mi ha permesso di vedere dinamiche nelle strutture ricettive, fatto capire subito l’importanza di essere pronti nell’emergenza, nella necessità. Credo che tutto dipenda sempre da dove sei cresciuto, dalla formazione professionale, e io sono mi ritengo fortunato e onorato di essere stato formato da tre grandi persone: il mio maestro Giovanni Iozza, Direttore Villaggio “I Grandi Viaggi” di Santa Giusta, il più grande della mia carriera lavorativa in Veratour Stefano Pompili, e poi ovviamente mio padre Antonello che ne ha visto di tutti i tipi”.

Come è nato il contatto con Simona Buono?

E’ nato con l’esperienza di Veratour in azienda. Una serie di conoscenze e amicizie in comune ha reso possibile che lei si avvicinasse e ci presentasse il macchinario. E’ una persona molto preparata, affabile, professionale e disponibilissima. Dirò di più: non è una venditrice, ma una consulente. Perché vendere è una cosa, spiegare con passione come fa lei è un’altra. Si dà il valore non solo allo strumento che proponi, ma anche alla decisione che l’azienda deve prendere. E’ questo è davvero molto più difficile.

Un’ultima considerazione: a contorno di tutto, da evidenziare che abbiamo sposato in pieno l’idea bellissima di Simona di personalizzare le coloratissime teche di sicurezza, le BardollHeart. Noi le abbiamo preso di colore arancione. Un’idea talmente bella che abbiamo deciso di prenderne più di una, per tutte le nostre realtà”.