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Sensibilità e cuore: parole d’ordine per Paolo Laudicina, Sociologo ed ex Giudice del tribunale di Minori, da più di quattro anni alla guida della Cooperativa Il Ponte, una Casa Famiglia che ha sede a Uta e dedicata al recupero di tossicodipendenti adulti. Sensibilizzazione anche per la cardioprotezione, ed ecco il perché Laudicina ha deciso di dotare la struttura di un defibrillatore.

Come mai questa decisione?

“Ritengo che ognuno abbia la sua sensibilità ed esigenza, e che non dipenda se viene posto davanti ad una struttura pubblica, privata, in un’azienda piuttosto che in un ospedale. Al di là di tutto questo, noi lo abbiamo deciso per essere pronti ad ogni evenienza. Nella nostra Comunità ci sono 22 adulti assistiti da 12 operatori. Mi sono voluto attrezzare per dare una garanzia in più ai ragazzi della Comunità”.

Uno strumento salvavita che però non è obbligatorio per legge…

“Non è necessario che sia obbligatorio, per chi ha coscienza dell’importanza di uno strumento del genere. Anche noi non eravamo obbligati certo a dotarci di un defibrillatore, ma lo abbiamo fatto per una maggiore protezione. Ritorno sul tema: spero vivamente di non doverlo usare mai, ma se malauguratamente nella struttura ci fosse bisogno di utilizzarlo, allora posso affermare con convinzione che è meglio così. Per non aver rimorsi un domani”.

Come è nata la collaborazione con Simona Buono?

“Mi ha colpito il suo entusiasmo, la sua professionalità, la sua sensibilità. Simona mi ha fatto capire perché la realtà che viviamo è a rischio, ed il conseguente bisogno di aggiungere alla Comunità uno strumento importante. Noi siamo in una Comunità di tossicodipendenti, per fortuna non abbiamo problemi ogni giorno, ma non si sa mai, ed sempre meglio avere una protezione su questo versante. Simona non è stata una venditrice semplice, non le avrei dedicato nemmeno 30 secondi. Ma ha messo in evidenza l’utilità di questo strumento, lo ha spiegato talmente bene che ho visto con chiarezza la possibilità di utilizzarlo nel momento del bisogno”.